Sessione primaverile – 2012

Ferro e marmo

Dimensioni ambientali

 

 

Davide Dormino riparte da zero. Tabula rasa. In principio è un foglio, rigorosamente bianco. Ricominciamo dalle tecniche, dagli elementi e dai materiali classici del costruire e del fare scultoreo.

Una sessione di lavoro aperta, in una stagione particolare. Un percorso a tappe, fasi, cicli. Siamo alla postazione d’avvio di un itinerario che vuole tradurre il senso di un’epica personale per cui l’autenticità si deve sposare necessariamente (e visceralmente) all’autografia. Pensato e fatto come causa ed effetto. Un’intima libera muratoria che dovrà, probabilmente, passare anche attraverso l’esperienza del dolore (ma in un’altra stagione!).

Per ora, la scomoda rimozione, l’addio ai riferimenti e l’au revoir ai citazionismi. E un welcome back all’azione fisica, manuale, quasi-operaia (Davide parla anche di “confine invisibile tra arte e artigianato, come energia e forza”). Nessun titolo, nessun desiderio di definire o circoscrivere, di postillare o introdurre un senso— e il sentimento contiguo — di una narrazione. Assenza di storia per visualizzare e rendere possibili molte traiettorie sottese. La parete dello spazio espositivo (idealmente) si apre a mostrare il suo sistema nervoso, per mettere a nudo un quadro elettrico aperto, sconquassato e che ripetutamente si genuflette al pavimento. Un organo vitale che si irradia, una struttura che si propaga come un diagramma di flusso, come un disegno di metallo (che simula però la grafite!) nello spazio dello spettatore. Una scultura pesante e tuttavia volatile, stabile e precaria. Un limite e una cornice. Una verità messa a nudo ma anche scorticata. La Sessione Primaverile di Dormino esprime il senso di un’ambivalenza. I tre chiodi di gesso ingigantiti in un’instabile iperbole visiva esprimo congiuntamente l’onesto tentativo di porre le fondamenta di una ricerca e la scivolosità della medesima. Siamo al bivio, e confidiamo nella caparbia sincerità dell’impresa.

 

Milovan Farronato

 

 

Dormino dice dei lavori esposti:

 

” Tre opere per raccontare il confine invisibile tra l’artista e l’artigiano. Un lavoro complesso sul controllo della forza e dell’energia. Il foglio e i chiodi per rappresentare i segni archetipici del lavoro, carta per disegnare e chiodi per costruire. E un ingranaggio aperto per vedere dal vivo come i suoi meccanismi funzionano, per metterne a nudo un sistema nervoso esploso. Azione e pensiero in congiunto e costante bilanciamento”

 

 

 

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