Lontanodentro

Le mappe sono fatte di segni e numeri, servono per orientarci e capire dove andare; sono il codice di identificazione di un luogo ma rappresentano anche il modo di arrivarci: un progetto.

Non c’è viaggio senza mappa come non c’è costruzione senza progetto.

Davide Dormino elabora una mappa di 36 disegni per cercare di arrivare in quel luogo che é il lavoro finale. Sceglie il tema del viaggio che l’artista compie per arrivare all’opera, gli schizzi, gli studi, gli appunti, le immagini si sintetizzano in un equipaggiamento e nella ricerca di elementi dei quattro luoghi simbolo dell’esploratore classico.

Su lastra metallica inchiostrata divisi in quattro zone di 9 disegni ciascuna che indicano il nord, il sud , l’est e l’ovest, sono raffigurati abiti, mezzi di locomozione, strumenti e particolari di chi viaggia nello spazio, sull’acqua, sulla terra e sotto terra. Direzioni a trecentosessanta gradi per dimostrare di non voler lasciare nulla di intentato, di voler capire tutto perché non c’è mai una sola strada. Un lavoro preliminare importante, come quello finale, con la forza del tentativo di ragionare e pianificare qualcosa che si può fare solo se ci muoviamo verso l’esterno e non verso l’interno di noi stessi, preannuncia la disperazione della forza dell’opera dove il Lontanodentro si materializza in una cascata, vulcano di fili di ferro che coprono l’intera stanza convergendo dal perimetro del soffitto al centro. Ci si può passare intorno e continuare il viaggio all’infinito ma si può decidere di entrare al centro, di superare la paura di attraversare i fili di ferro per raggiungere il centro e toccare la pietra magica che é li per terra. Una pietra simbolo che proviene da Es-Vedra isolotto del mare di Ibiza famoso come terzo polo del magnetismo terrestre: una prova del viaggio compiuto, un souvenir dell’inconscio, la dimostrazione di essere stato lontano, un lontano che diventa il dentro assoluto.

L’artista ha materializzato il ricordo infantile di un viaggio, lo ha scelto come culmine di una storia iniziata quando era bambino, dalla consapevolezza di voler fare cose diverse da quelle che facevano gli altri. Noi siamo chiamati a seguirlo nel progetto di questa impresa e guardando le incisioni abbiamo l’impressione di poterci scegliere cose che ci aiuteranno ad affrontare il pericolo della visione finale, quella che ci porta dritti dentro noi stessi, che potrebbe rivelarci la nostra incapacità di trasformarci vivendo consapevoli della forza dei nostri bisogni reali, se non troviamo il coraggio di entrare verso quella pietra salvifica.

Maps are made from signs and numbers, needed to orientate ourselves and understand where we are going; they are the identification code of a specific place but also represent how to get there: a project.
 
There is no journey without a map, just as there is no construction without a project. Davide Dormino has developed a map of 36 designs, looking to arrive at that place otherwise known as the finished work. He has chosen the theme of the journey an artist makes to arrive at his work, the sketches, the studies, the notes, the images that become apparatus and the search for elements of the four symbolic places of the classic explorer.
 
On inked metallic sheets divided into four zones of nine designs, each of which indicate north, south, east and west, are illustrations of clothes, means of transport, instruments and particulars of those who travel in space, on water, on earth and underground. Directions of three hundred and sixty degrees to demonstrate the wish to leave no stone unturned, the wish to understand everything for there is never just one road. An important preliminary work, just as the final work, with the power of the attempts to reason and plan something that can only be achieved by moving outwards and not inside ourselves, forewarning the desperation of the work where the Distant materializes inside ourselves in a cascade, a volcano of iron wires that cover the entire room converging from the perimeter to the ceiling in the centre. We may pass through and continue our journey to infinity but we may decide to enter at the centre, to overcome the fear of crossing the iron wires to reach the centre and touch the magic stone that is there for earth. A symbolic stone that comes from the Es Vedrà island of Ibiza famous for being the third most magnetic place in the world: proof of a journey completed, a souvenir of the unconscious, the demonstration of having been far away, a far away that becomes the absolute centre.
 
The artist has materialised the childhood memory of a journey, chosen as the peak of a story that begun when he was small, from the awareness of wanting to do different things to those others were doing. We are called to follow him in the projecting of this endeavor and watching the incisions we have the impression that we can choose the things that will help us to face the dangers of the final vision, that which takes us inside ourselves, that might reveal our incapacity to adapt and live aware of the force of our true wishes, if we do not find the courage to enter in the direction of that stone of salvation.
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